Sepolcro S. Caterina da Siena

 


Il 26 aprile alle ore 18,00 con una messa solenne è stato presentato il restauro della tomba di Santa Caterina da Siena, inserita sotto la mensa dell’altare maggiore della basilica. Il restauro, promosso dal rettore della Basilica Padre Giovanni Monti e finanziato dal Monte dei Paschi di Siena, è stato diretto dal Prof. Claudio Strinati, Soprintendente ai Beni Artistici e Storici di Roma e curato dalla Cooperativa C.B.C.
L’intervento, svoltosi tra dicembre 1999 e aprile 2000, intendeva restituire decoro e leggibilità alla sepoltura della patrona d’Italia in occasione del Grande Giubileo, e della sua proclamazione a Compatrona d’Europa avvenuta il 1 ottobre 1999 con "Motu Proprio" di Sua Santità Giovanni Paolo II.

Il restauro ha consentito di individuare con maggior chiarezza i diversi elementi che costituiscono un monumento composito, frutto di complesse vicende conservative e di successive sistemazioni. La scultura della giacente, con l’iscrizione BEATA KATERINA sull’origliere, è opera dei primi decenni del XV secolo; essa fu poi adattata come coperchio al sarcofago con iscrizione che reca il titolo di SANTA, successivo dunque al 1461, data della canonizzazione; il sarcofago con angeli e racemi dorati a basso rilievo fu manomesso, forse già nel 1579, quando i Domenicani ricollocarono il sepolcro sotto il nuovo altare della Cappella capranica. Nel 1855 infine, quasi al termine dei grandi interventi di ripristino dell’aspetto gotico della Basilica, il monumento fu collocato sotto il nuovo altare maggiore.
Risalgono a quella data: l’urna in argento dorato in cui sono conservate le sacre reliquie; un recipiente in vetro contenente una pergamena sul cui risvolto si legge MDCCCLV; le lastre laterali del sarcofago decorate a candeliera; la ridoratura del fronte e la coloritura della giacente con colori ad olio secondo i modi tipici delle statue devozionali in cera.

Dopo un accurato rilievo grafico, il monumento è stato rimosso dall’altare e smontato nei suoi elementi; le indagini esperte hanno confermato a pieno la datazione a non prima della metà dell’800 delle diverse coloriture della Santa rivelando le numerose riprese di doratura del sarcofago. Gli strati di colore dati nell’Ottocento e Novecento sono stati rimossi oltre a consistenti integrazioni in gesso che modificavano i volumi della scultura.
Contemporaneamente è stato restaurato l’intero altare con tutti i suoi arredi; in fase di rimontaggio si è scelto di eliminare la zoccolatura in bardiglio risalente al 1880 e di sostituire con nuovi blocchi di marmo le basi che nel 1855 erano stati ricavati da una lastra tombale del Cinquecento.