Messaggera di Pace

 

Caterina Benincasa nacque a Siena il 25 marzo 1347 nel popolare rione Fontebranda, contrada dell’Oca.
Figlia del tintore Jacopo Benincasa e Lapa Piagenti, nacque con la gemella Giovanna, che però morì subito dopo la nascita.
La piccola Caterina era solita frequentare la vicina Basilica di San Domenico, edificata su una rupe che sovrastava la casa dove ella abitava.
A soli sei anni ebbe la prima visione: vide sospeso, sopra il tetto della Basilica, il Signore sul trono, vestito con abiti pontificali insieme ai Santi Pietro, Paolo e Giovanni. L’anno seguente fece voto di verginità. Bellissima e molto ambita, a 12 anni si tagliò i capelli per mostrare agli altri la volontà di essere tutta di Dio.

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Sin da subito sentì che la sua missione era nel mondo, non nella clausura; scelse allora di entrare nelle Mantellate o Terziare Domenicane, le donne dedite alla carità, operando nell’Ospedale di Santa Maria della Scala in Siena e nel lebbrosario di San Lazzaro. Per questo motivo Santa Caterina è stata paragonata a Madre Teresa di Calcutta.
"La Messaggera di Pace", come è stata definita da Giovanni Paolo II, si adoperò nell’Italia e nell’Europa del XIV sec. per sedare gli odi tra le fazioni rivali dei comuni e i dissidi della Chiesa, dimostrando notevoli doti diplomatiche. Al Papa Gregorio XI scrisse: "Otterrete di più con il bastone della benignità che solo col bastone della guerra".
Lottando contro la corruzione dei cardinali francesi convinse Gregorio XI a spostarsi tra il 1376 ed il 1377 da Avignone a Roma. Riferendosi al Papa lo qualificò "dolce Cristo in terra", da ardente creatura quale era gli mostrò sempre un amore filiale, dettato dalla fede nella missione universale del Vescovo di Roma.
Con un’altra felice espressione Giovanni Paolo II ha definito Caterina "la mistica della politica". Infatti, pur essendo grande mistica, aveva una chiara cognizione della Chiesa, della società, dei problemi religiosi e politici. Spinta dalla "brama di portare pace" inviò lettere a governanti influendo sulle vicende politiche dell’epoca.

Non avendo studiato dettava le sue lettere e i suoi trattati; di particolare importanza il "Dialogo della Divina Provvidenza", concluso nel 1378. Inviando numerose lettere ai governi, la Santa senese poneva in grande rilievo l’importanza della giustizia. A Pietro del Monte, podestà di Siena, scrisse: "Siate vero giudice e signore nello Stato che Dio v’ha posto e direttamente rendiate il debito al povero ed al ricco, secondo che richiede la santa giustizia, la quale sia sempre condita con misericordia". E ancora, ai Consoli e Gonfalonieri di Bologna scrisse: "Se voi sarete uomini giusti che il reggimento vostro sia fatto... non passionati né per amor proprio e bene particolare, ma con bene universale fondato sulla pietra viva Cristo dolce Gesù". Per Caterina senza giustizia non c’è pace e se manca la pace viene meno la crescita sociale e morale di uno stato. Per questo motivo il buon amministratore si deve ispirare direttamente a Gesù Cristo, l’esempio più alto di giustizia. La sincera fermezza delle lettere ai dotti e ai potenti le aveva attirato reazioni d’invidia e d’inimicizia, che le avevano causato, nella Pentecoste del 1374, una sorta di processo da parte del capitolo generale dei domenicani. Caterina né uscì vittoriosa. Gregorio XI affidò a Caterina numerose missioni pacificatrici e soprattutto l’incarico di propagandare la crociata che, secondo la lucida logica della senese, avrebbe permesso di attuare l’unione dei princìpi cristiani e la necessaria riforma della Chiesa. Ma l’attività di Caterina, gracile nel corpo e forte nello spirito, non si limitò al campo politico. Lo spirito deciso e riformatore di ella spinse il beato Raimondo a riportare l’Ordine Domenicano alla primitiva purezza ed austerità. Santa Caterina è un’esempio ardente di amore verso il Cristo, un messaggio di intensa vitalità da incidere nel cuore dei cattolici.
Durante un’orazione ella definì sé stessa con queste parole: "La mia natura? E’ il fuoco".

 

Nel 1375 ricevette le stimmate nella Chiesa di Santa Cristina di Pisa.
Senza risparmiare la propria vita in nome della pace, di Cristo e della Chiesa, viaggiando in lungo e in largo per la penisola, morì il 29 aprile 1380 a 33 anni, dopo aver trattato con la regina di Napoli gli affari della Santa Sede. Canonizzata nel 1861, dichiarata da Pio IX compatriota di Roma nel1’866 e da Pio XII patrona principale d’Italia insieme a San Francesco d’Assisi nel 1939, è celebrata ogni 29 aprile, giorno della ricorrenza della sua morte.